Solstizio d’Inverno: scienza e leggenda

Dal latino “Solis Statio”, che significa “arresto del Sole”, il termine solstizio indica quel momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione minima nel caso di solstizio d’inverno e, viceversa, di declinazione massima nel caso di solstizio d’estate. Quest’anno il Solstizio d’Inverno si verificherà alle 5h30m28s UTC del 22 dicembre; esso infatti, nonostante sia associato per tradizione alla data del 21 dicembre, non si registra necessariamente in tale giorno (la causa è legata, com’è noto, al fatto che l’anno solare ha una durata di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi, mentre l’anno civile è costituito, per definizione, da 365 giorni). Il 22 dicembre sarà dunque la giornata “più breve” di questo 2011 che ormai volge al termine. 

Da un punto di vista puramente scientifico, in tale data, hanno luogo alcuni fenomeni:
1) Il Sole è allo Zenit, è cioè perpendicolare, alle 12.00 -ora locale- al Tropico del Capricorno.
2) Le ore di luce nell’emisfero boreale sono minime, il solstizio però non coincide con il momento in cui la Terra si trova nel perielio (punto di minima distanza di un pianeta da un astro) della sua orbita intorno al Sole.
3) Il Sole è all’Orizzonte al Circolo Polare Artico.

La tradizione che ci propone il giorno di Santa Lucia (13 dicembre) come “giorno più corto che ci sia” non deve indurci in errore. Intanto c’è da dire che il 13 dicembre rimane sì il giorno in cui l’ora del tramonto è la più anticipata dell’anno, questo però non vale per il sorgere, ma i motivi più validi di questa credenza sono da ricercare negli archivi storici della divisione del calendario. Fino al 1582 era infatti usato il calendario Giuliano che, staratosi negli anni di una decina di giorni, faceva cadere il solstizio di inverno proprio al 13 dicembre. Solo grazie all’introduzione del calendario Gregoriano venne risolta l’imprecisione.

In molte culture, sin dall’antichità, il giorno del solstizio d’inverno è stato visto come un momento fascinosamente ricco di significati particolari.
La notte del 21 dicembre era per i popoli che vivevano di caccia, pastorizia ed agricoltura, la notte più magica dell’anno proprio perchè era considerata la fine del difficile periodo di gelo e fame, festeggiamenti e sacrifici agli dei simboleggiavano l’inizio di un periodo più felice.
Intorno a questa data, quasi tutti i popoli celebravano (e lo fanno tuttora) la nascita di esseri divini e/o soprannaturali: in Egitto la nascita del dio Horo, nel Messico pre-colombiano la nascita del dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli; e ancora la nascita di Bacab nello Yucatan, la nascita del dio Bacco in Grecia, la nascita di Freyr, figlio di Odino, nei paesi del Nord, la nascita di Zaratustra in Azerbaigian, quella di Buddha in Oriente, quella di Krishna in India e quella di Scing-Shin in Cina. Inoltre, in Persia si festeggiava il dio Mithra e a Babilonia il dio Tammuz. Nella Romanità invece, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, giornata inclusa nel più vasto ciclo di festività che i Romani chiamavano Saturnalia, festività dedicate a Saturno, Re dell’Età dell’Oro, che a partire dal 217 a.C., si prolungavano dal 17 al 25 dicembre per concludersi con le Larentalia, feste dei Lari, protettori dei raccolti, delle città e del focolare domestico. Dunque, ecco spiegate le origini del nostro Natale, una nuova nascita del Sole che nei giorni precedenti pareva essere più debole in quanto a luce e calore (per quanto sembri inspiegabile, la data della nascita di Cristo non è nota).



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