Equionozio di Primavera: scienza e leggenda

Dal latino “equi noctis”, il termine equinozio indica quel momento in cui il Sole si trova nell’intersezione tra l’eclittica e l’equatore celeste. Nel corso di un anno, infatti, il Sole si muove apparentemente in verso antiorario sull’eclittica che, ad oggi, è inclinata di un angolo di 23° 26′ rispetto all’equatore celeste. La declinazione del Sole varia quindi, in un anno, tra -23° 26′ e +23° 26′ assumendo valori nulli in corrispondenza delle due intersezioni dell’eclittica con l’equatore. Questi due punti di chiamano equinozi e, nonostante per tradizione siano associati al 21 marzo (per quanto riguarda l’equinozio di primavera) e al 23 settembre (per l’equinozio di autunno), sappiamo oggi che possono verificarsi, effettivamente, in un intervallo di tempo prossimo a queste due date. In particolare, quest’anno la stagione della rinascita, in molte culture associata all’immagine di fertilità e resurrezione, ha avuto inizio ieri, 20 marzo 2012, alle ore 05.14 (Tempo Universale). 

Da un punto di vista puramente scientifico, in tale data hanno luogo alcuni fenomeni:
1) Il Sole è allo zenit, è cioè perpendicolare, alle 12.00 -ora locale-  all’equatore.
2) La lunghezza delle ore di luce è quasi uguale alla lunghezza delle ore di buio. Il “quasi” è legato in primis al fatto che gli equinozi sono degli istanti e non un giorno intero, e poi al fenomeno della rifrazione atmosferica. In realtà, a causa di questo fenomeno, nonostante la durata della visione del Sole sia di dodici ore, il periodo di illuminazione risulta essere maggiore poiché a mezz’ora dall’alba e mezz’ora dopo il tramonto, seppur debolmente, il cielo appare ancora illuminato.
3) Il sole giunge alla sua massima altezza al Tropico del Cancro e al Tropico del Capricorno (66° 33′), passando rispettivamente a sud e a nord.
4) Al polo nord il Sole passa da una notte lunga 6 mesi ad un dì lungo 6 mesi, mentre al polo sud si ha il fenomeno inverso.

Oltre alla trattazione puramente astronomica, l’equinozio di primavera, come è noto, rappresenta una data ricca di significato la cui importanza è sottolineata da innumerevoli tradizioni pagane nonchè da una delle più rilevanti festività cristiane, la Pasqua. Nel mondo ellenico, dopo l’equinozio si svolgevano le Adonìe, festività in onore della resurrezione di Adone, giovane amato dalla dea Afrodite e ucciso da un cinghiale, molto probabilmente celebrazioni che ricalcavano una festa assiro-babilonese in cui la figura di Adone era rimpiazzata dal Dio Tammuz ed Afrodite dalla Dea Ishtar. Al centro di questi miti, dunque, l’unione di un simbolismo celeste con uno terreno,  matrimonio tra una divinità maschile, celeste o solare, ed una femminile, legata alla terra o alla luna. Come accennato, come molte delle festività pagane, anche l’equinozio di primavera fu cristianizzato tanto è vero che nel 325 il primo Concilio di Nicea stabilì che la solennità della Pasqua di Resurrezione dovesse essere celebrata nella domenica seguente il primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera. 

Per concludere parafrasando le parole del grande Faber, l’augurio è che questa primavera possa davvero penetrare in ogni fessura e che non sia solo il ritorno della “bella stagione”.
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